Newsletter settembre

Settembre 2015 

Newsletter settembre 

Libertà, Coesione, Progresso 

 

Fabio Abate, candidato al Consiglio degli Stati! 

Fiduciosi!

Il partito è in salute e durante il Congresso ho percepito soddisfazione e ottimismo. Evidentemente questi sentimenti non bastano per raggiungere gli obiettivi auspicati. La campagna è breve e la mobilitazione è più difficile, poiché in parecchie case purtroppo il materiale di voto addirittura finisce nel cestino della carta. Occorre dunque attivarsi con convinzione.

Abbiamo buoni motivi per esibire idee e entusiasmo. La lista per il Nazionale è solida: oltre ai due uscenti apprezzati e competenti, abbiamo sei potenziali consiglieri nazionali con profili specifici che sin dalle prime battute non hanno lasciato indifferenti gli elettori. Il trend nazionale vede il PLR avanzare, grazie anche a un vuoto lasciato da forze di centro palesemente stanche. Inoltre, non dimentichiamoci che l’impegno a favore della prosperità del Nostro Paese è strettamente legato alla tutela degli interessi delle Piccole e medie imprese, le quali stanno riconoscendo al partito il ruolo assunto ed il lavoro svolto. Questo non è la conseguenza di un disegno strategico eminentemente politico, ossia il rafforzamento delle posizioni di potere. Ma è frutto della convinzione di offrire risposte convincenti alle esigenze del Paese: punto e basta.

Il problema personale del presidente non credo influirà negativamente sulla campagna del partito. Si tratta di una vicenda che riguarda la sua persona. Se avesse avuto un autista al volante della sua automobile, oggi non scriverei nulla. Ma queste opzioni rientrano nelle sue scelte personali, non in quelle del partito, appunto.

Una sedia agli Stati è molto ambita. Giustamente ognuno mette in campo le proprie ambizioni. Io confermo la volontà di lavorare per il Paese con immutato entusiasmo. Aggiungo anche con umiltà, ossia con il desiderio di imparare.  A Berna prima di essere ascoltati, occorre dimostrare di saper ascoltare. Pretendere di essere rispettati, impone la capacità di saper rispettare. 

 

 

Nicola Brivio, candidato al Consiglio Nazionale 

Offriamo a Berna progetti credibili e di qualità

La Svizzera è e deve rimanere un Paese federalista. Il federalismo è un principio sacrosanto che ha permesso alla nostra Confederazione di rimanere coesa per così tanto tempo. È giusto quindi che in un Paese federalista come il nostro vengano costruite soluzioni differenziate Cantone per Cantone, che tengano conto delle diverse peculiarità regionali. È quindi altrettanto corretto che il Ticino chieda a Berna di adottare decisioni magari differenti rispetto a quello che si fa altrove.

Ma l'atteggiamento del Ticino deve essere positivo e propositivo. Non ci si può sempre lamentare senza proporre soluzioni. Il Ticino, chiedendo, deve anche proporre lui stesso quelle che potrebbero essere le soluzioni ideali, offrendo a Berna progetti credibili e di qualità. Bisogna poi che il Ticino assuma un ruolo più qualificato, affinché chi sta oltre Gottardo possa essere convinto di avere a che fare sempre con persone serie e competenti.

Dalla mia esperienza, soprattutto quella di Sindaco, ho imparato che se si presentano progetti validi e condivisi si possono ottenere risultati concreti, anche in tempi brevi. Deve essere così anche per il Ticino. Occorre ritrovare quella progettualità che ha contraddistinto il nostro passato. La sfida della politica e dei politici di oggi è quella di immaginare il nostro Paese non di domani, ma di dopodomani. Capire e progettare quelle che saranno le opere infrastrutturali che saranno necessarie.

Sono infatti convinto che la fortuna della Svizzera moderna è nata grazie al coraggio di chi ci ha preceduto nel proporre e realizzare grandi opere, penso alla ferrovia del Gottardo, che hanno facilitato la mobilità interna e permesso l'industrializzazione del nostro Paese.

Le generazioni che ci seguiranno dovranno poter contare su queste infrastrutture. In questo senso ritengo che Alptransit debba essere vista come un punto di partenza di una Svizzera moderna e vincente e non come un punto di arrivo. Bisogna quindi progettare e mettere in cantiere il resto. Ma adesso tocca a noi farlo.

 

 

Ignazio Cassis, Candidato al Consiglio Nazionale 

L’immaginazione ci porta dappertutto

Se non cambiasse mai nulla, non ci sarebbero le farfalle – recita un anonimo proverbio. Ho sempre amato le farfalle: nelle estati malcantonesi della mia infanzia erano muse ispiratrici. Con l’avanzare degli anni ho capito che spesso però il cambiamento ci turba e perciò ci opponiamo. In politica ho in?ne sperimentato la fatica erculea necessaria per ottenere un cambiamento. Il sogno delle farfalle mi ha fortunatamente sempre sostenuto in questi sforzi.

Il Ticino del futuro necessita d’iniziative imprenditoriali innovative. Queste non cadono dal cielo, ma sono il frutto di uomini e donne capaci di sognare. Il ruolo dello Stato consiste nel creare condizioni quadro favorevoli per chi affronta con fantasia e ottimismo il futuro. Facendo impresa, queste persone generano posti di lavoro e ricchezza, creando così la prosperità che conosciamo, qualità di vita e solide assicurazioni sociali. 

Con l’approvazione del programma d’attuazione della politica economica regionale 2016-2019, il Consiglio di Stato va in questa direzione e pone le basi per stimolare l’economia cantonale. Gli assi portanti di questa strategia sono tre: 

  • aumento della capacità d’innovazione e della competitività delle aziende;
  • incremento dell’attrattiva delle destinazioni turistiche;
  • riposizionamento delle regioni periferiche (valorizzandone in particolare il potenziale turistico).

La competitività delle nostre aziende dipende dalla loro capacità di cambiamento. ‘Innovazione’ è la parola d’ordine perché è il motore dell’economia e della società: permette cose inizialmente impensabili! Essa deve quindi essere lasciata libera di fruire, senza intralci e burocrazia.

Abbiamo un patrimonio di conoscenze e competenze molto solido, ma dobbiamo vederlo, non solo guardarlo. E soprattutto dobbiamo crederci! A Berna da anni lottiamo per creare condizioni quadro favorevoli allo spirito imprenditoriale e all’innovazione: non sempre le cose vanno per il verso giusto, ma spesso sì, soprattutto quando immaginiamo proposte concrete. Perché, come affermava Albert Einstein, “la logica vi porterà da A a B, ma l’immaginazione vi porterà dappertutto”.

 

 

Rocco Cattaneo

Premetto una cosa 

Premetto una cosa: nel caso in cui venissi eletto in Consiglio Nazionale non voterò Eveline Widmer-Schlumpf quando in dicembre si tratterà di rinnovare il Governo.

Il fatto che questa ministra, le cui qualità e la cui tenacia non discuto, rappresenti solo il 5% dell’elettorato è una grave distorsione per la nostra democrazia. È inaudito che la forza politica di cui fa parte dopo la scissione dell’UDC (il Partito borghese democratico) abbia un consigliere federale senza poter contare sul necessario sostegno popolare.

Sappiamo tutti com’è andata nel 2007: Eveline Widmer-Schlumpf è stata eletta dall’assemblea federale (grazie ai voti di PPD, PS e Verdi) per far fuori Christoph Blocher dal Governo.

Al di là delle opinioni che ognuno può avere su Blocher, quel “golpe” ha incrinato non solo le regole della democrazia e della concordanza, ma anche la fiducia del popolo svizzero nei confronti del Parlamento.

Un recente sondaggio indicava che Widmer-Schlumpf è tra i politici più graditi agli svizzeri. Ma di questi sondaggi “qualitativi” bisogna diffidare, perché sappiamo che le risposte dipendono in larga misura dalle domande che si pongono, e condizionare i risultati (non dico manipolarli) non è difficile.

Ritengo comunque che l’UDC abbia diritto a due seggi in Consiglio federale. Anche perché resterà sempre il sospetto che la linea politica di Eveline Widmer-Schlumpf sia condizionata dalle forze politiche che l’hanno sostenuta otto anni fa. Giustamente in una recente intervista Fulvio Pelli parlava di un Consiglio federale che segue una linea di centro-sinistra. Questa è la logica conseguenza della distorsione democratica di cui parlavo.

Non voterò (se sarò eletto) la signora Widmer-Schlumpf anche per le sue posizioni sul segreto bancario, che la maggioranza di questo Consiglio federale vorrebbe abolire per i cittadini svizzeri. Se posso comprendere gli accordi e le concessioni che Berna ha dovuto fare all’Unione europea e agli stati esteri per abbassare le pressioni sulla nostra piazza finanziaria, non posso accettare che lo Stato si trasformi in un poliziotto e vada a violare la sfera privata dei propri cittadini.

Il Consiglio federale ha raccomandato in questi giorni al Parlamento di respingere senza controprogetto l'iniziativa popolare "Sì alla protezione della sfera privata", che chiede di ancorare il segreto bancario nella Costituzione. Secondo la signora Widmer-Schlumpf questa iniziativa ostacolerebbe la corretta riscossione delle imposte e comprometterebbe la lotta al riciclaggio di denaro.

Non siamo un popolo di evasori, a differenza di altri a noi vicini, proprio perché abbiamo sempre fondato la politica fiscale su principi di equità e di fiducia. E proprio non vedo cosa c’entri il segreto bancario con il riciclaggio, considerato che siamo uno dei paesi al mondo che ha le regole più severe ed efficaci contro i riciclatori!

Faccio dunque mie le parole dell’amico Fulvio Pelli: “È il cittadino che ha l'obbligo di dichiarare allo Stato la propria situazione fiscale e proprio per questa ragione il cittadino rispetta lo Stato. Se invece lo Stato diventa un poliziotto, la gente non lo rispetterà più".

Oggi la politica federale sta giocandosi il patrimonio di fiducia che i cittadini le hanno finora concesso. Spero che questa fiducia verrà ripagata dai Partiti e dalle scelte dell’Assemblea federale.

 

Tobiolo Gianella, candidato al Consiglio Nazionale 

Partenariato Pubblico-Privato: una giusta soluzione per ridurre la spesa pubblica

Il partenariato pubblico-privato (PPP) è una forma collaborativa che si instaura tra lo Stato e una società privata per la produzione o l’erogazione di un servizio pubblico. Tale principio permette all’ente pubblico di esternalizzare dei compiti che altrimenti dovrebbe produrre e gestire internamente, con una conseguente riduzione dei costi. Il PPP rappresenta uno strumento strettamente connesso alle più moderne logiche di riforma della pubblica amministrazione, insieme, ad esempio, ai contratti di prestazione, da alcuni anni già presenti nel settore socio-sanitario ticinese.

Differenti studi mettono in evidenza come il PPP è un’opportunità sia per le imprese private, sia per le pubbliche amministrazioni – e di conseguenza per l’intera collettività – che intendono aumentare le proprie competenze e sfruttare appieno questa particolare partnership. Un corretto utilizzo del PPP permette agli enti pubblici di conseguire risparmi finanziari fino al 20-30% sul costo complessivo di un progetto. Un progetto di ricerca condotto nel 2008 ha altresì permesso di evidenziare come i Comuni svizzeri siano particolarmente propensi all’introduzione e all’utilizzo di questo strumento per offrire dei servizi pubblici di sempre maggiore qualità ai propri cittadini e in differenti ambiti pubblici (dallo sport all’ambiente, dalla cultura alla sicurezza, dai trasporti all’educazione).

In Svizzera è pertanto cresciuta negli ultimi anni la consapevolezza che per offrire servizi pubblici sempre più efficienti occorra muoversi con decisione verso una collaborazione con dei soggetti privati. Si possono citare gli esempi del Centro congressi di Zurigo, del Palazzo della cultura e dei congressi di Lucerna (KKL), del nuovo centro congressi del Politecnico federale di Losanna, dell’International Packaging Institute di Ginevra, della Greater Zurich Area, della Parkhaus SA di Zurigo e di alcuni stadi di calcio, come quelli di Basilea, Berna, Lucerna o Neuchâtel. 

La formula del PPP può essere applicata con successo anche a diversi progetti in corso nel nostro Cantone. Si pensino alla Casa del cinema di Muralto, al Polo sportivo della Città di Lugano oppure alla pista di hockey della Valascia. 

Le difficoltà finanziarie che in questi ultimi anni riguardano molto da vicino anche il nostro Cantone non ammettono ulteriori ritardi. Il PPP è una soluzione ottimale sia per l’ente pubblico, sia per il settore privato. Scopo principale del PPP è di garantire una maggiore efficienza ed efficacia del servizio pubblico erogato al cittadino, senza per questo rinunciare all’inderogabile principio dell’equità e della giustizia sociale valori tipici di un vero Stato liberale.

 

Simone Gianini, candidato al Consiglio Nazionale

Serve una piattaforma di dialogo transfrontaliera sulla mobilità

È lì da vedere: parecchi dei problemi di traffico, di cui soffrono il Mendrisiotto e il Sottoceneri più in generale, dipendono direttamente da quanto fa (o non fa) la vicina Penisola. L’entrata e l’uscita quotidiana di oltre sessantamila veicoli diretti presso i posti di lavoro soprattutto del Sottoceneri, il tentativo di aggirare le arterie più trafficate o di evitare l’obbligo di acquisto della vignetta autostradale passando da valichi doganali secondari, i ritardi clamorosi del completamento su suolo italiano della ferrovia Mendrisio-Varese, le difficoltà nel creare un vero trasporto pubblico transfrontaliero su gomma, con il paradosso del bus dell’AMSA sequestrato in territorio italiano quasi tre anni fa sempre in attesa dell’autorizzazione per esercitare il servizio su Porto Ceresio, sono solo alcuni degli esempi che avvalorano questa constatazione.

Come lo dimostra l’avvenuta messa in esercizio entro i termini previsti lo scorso dicembre della tratta ferroviaria Mendrisio-Stabio, possiamo impegnarci per fare le cose al meglio e anche metterle pedissequamente in pratica, che – senza un pari impegno da parte italiana – l’effetto sui problemi maggiori e globali di traffico del Sottoceneri è soltanto relativo.

La realizzazione della ferrovia Mendrisio-Varese permetterebbe di aumentare in modo decisivo l’offerta ferroviaria regionale per le migliaia di frontalieri che quotidianamente entrano nel nostro Paese. Accompagnata da efficaci misure di disincentivo all’utilizzo del mezzo privato e di sostegno alla mobilità aziendale, potrebbe finalmente concorrere a migliorare la situazione al limite del collasso del traffico in quella parte del Cantone. Tutto però langue, anche perché i contatti fra Svizzera e Italia, in occasione dei pochi incontri che si tengono durante l’anno, avvengono fra alti funzionari o ministri dei trasporti che non sempre, soprattutto da parte italiana, hanno piena cognizione dei problemi e addirittura nemmeno della loro precisa collocazione geografica, tanto la loro nazione è estesa e le (altre) problematiche, con cui sono confrontati, sono enormi.

Prima ancora di sperare in misure tangibili è quindi necessario stabilire un sicuro e concreto canale di dialogo con i partner italiani.

Una soluzione potrebbe essere l’istituzione di una piattaforma di dialogo transfrontaliera sulla mobilità, formata da tecnici e referenti politici vicini al problema. Ciò deve essere chiesto al Consiglio federale, che ha la competenza sui rapporti internazionali, anche in materia di mobilità, e a quel punto pure l’occasione di finalmente dimostrare di avere a cuore il problema del traffico di questa regione di confine, anch’essa parte della Svizzera.

 

Gian-Luca Lardi, candidato al Consiglio Nazionale

Il contributo delle aziende alla mobilità ticinese

La mobilità costituisce uno dei temi più caldi di questi periodi. Gli esodi delle vacanze fanno notizia, ma la vera realtà è che ormai la situazione nel nostro Cantone presenta tutto l'anno dei problemi asfissianti, soprattutto - ma non solo - nel Sottoceneri. Non bisogna nascondersi dietro un dito: la conformazione del territorio, l'alta motorizzazione, l’offerta limitata dei trasporti pubblici e un numero enorme di frontalieri sono le cause principali di questa situazione.

È comodo sedersi sulla poltrona e aspettare che la politica risolva da sola i problemi della mobilità. Lo ritengo sbagliato per due ragioni: innanzitutto per il rischio che si introducano nuove tasse o altre misure inefficaci. Secondariamente perché i tempi della politica, se parliamo di infrastrutture, si misurano in decenni e non in mesi. Nella mobilità le aziende vestono un ruolo importante, avendo alle proprie forze i 60'000 frontalieri che lavorano in Ticino. La stragrande maggioranza dei frontalieri raggiunge il luogo di lavoro con la propria automobile, da soli: ritengo che non ci sia nulla di più inefficiente! Le aziende, con i modelli di retribuzione e i cosiddetti fringe benefits, hanno nelle proprie mani degli strumenti molto efficaci per incentivare il proprio personale ad una mobilità migliore. 

Vi faccio un esempio. La nostra azienda, operante nel ramo dell'edilizia e del genio civile, ha istituito già tanti anni fa un posteggio aziendale appena all'entrata della Svizzera. Ogni mattina i nostri operai frontalieri lasciano le loro automobili lì e vengono portati con dei veicoli aziendali sui cantieri, per poi riportarli la sera alle loro autovetture. Così facendo, sulle strade ticinesi riusciamo a ridurre gli spostamenti di un fattore di cinque! Recentemente volevamo andare ancora oltre e organizzare queste aree al di là della frontiera. Ci abbiamo provato, ma la burocrazia doganale non ce lo permette. Ma questo della burocrazia è un altro tema… In ogni caso la soluzione implementata funziona, e sono convinto che parecchie aziende, in particolare quelle che lavorano a turni con molti dipendenti, potrebbero organizzarsi in questa maniera. Da liberale credo che sia questa la strada da seguire: assumersi la responsabilità di contribuire a migliorare il nostro paese e non di delegare tutto allo Stato.

 

 

Giovanni Merlini, candidato al Consiglio Nazionale

I monopoli, una perenne tentazione: il caso Swiss e Lufthansa

Dall’inizio dello scorso giugno il mondo dei viaggi è in fermento. Il gruppo Lufthansa, e con esso anche la Swiss, ha fatto sapere che con effetto dal 1 settembre 2015 intende applicare una nuova tassa per tutte le prenotazioni effettuate tramite i sistemi di riservazione indipendenti (denominati GDS). Anni addietro erano proprio state le stesse compagnie di volo a chiedere a gran voce che fossero creati questi canali di prenotazione. Essi consentono infatti alle agenzie di viaggio di dare un’informazione neutrale su prezzi e orari di tutte le compagnie aeree, a livello mondiale. Ora, se è vero che la tassa in arrivo è esigua – CHF 16.- a biglietto – va però ricordato che recentemente queste compagnie aeree, pur avendo diminuito i costi dei biglietti, hanno già introdotto una serie di tasse difficilmente identificabili che, sommate, fanno lievitare il prezzo finale per il consumatore. 

Qual è il loro obbiettivo? Semplice: monopolizzare la vendita dei biglietti, costringendo coloro che li acquistano a farlo solo nei siti online del Gruppo Lufthansa e di Swiss, dove non verrebbero fatturati i CHF 16.- della tassa, e ciò con il preciso scopo di impedire il confronto di prezzi e orari delle varie compagnie aeree concorrenti.

Questa iniziativa, non appena comunicata alle agenzie di viaggio, ha comprensibilmente suscitato il vivo disappunto di tutto il settore turistico, anche perché, oltretutto, da tempo le compagnie aeree non riconoscono più un compenso per la vendita di biglietti alle agenzie di viaggio, benché queste ultime rivendano ancora oggi tra il 60% e l’80% dei ticket aerei a livello mondiale.

Diverse sono state le azioni di protesta innescate, in Svizzera, dall’SRV Associazione Agenzie di Viaggi ma anche dal CEO di Hotelplan Suisse, Kurt Eberhard, il quale non ha esitato a rivolgersi prontamente con una lettera al CEO di Swiss, invitandolo a riconsiderare tale decisione che, per altro, non consentirebbe di approntare in tempo utile le necessarie modifiche tecniche. A livello internazionale diverse autorevoli associazioni del settore si sono dichiarate pronte a dare battaglia contro questa iniziativa giudicata discriminatoria e lesiva della doverosa trasparenza dei prezzi per il consumatore. Pure il mondo dell’e-commerce si è schierato dalla parte delle agenzie di viaggio tradizionali.

Curioso poi il fatto che in paesi come Brasile, Cina, Nuova Zelanda, Hong Kong, questa tassa non potrebbe essere introdotta per la mancanza delle relative basi legali. 

Sarebbe interessante conoscere il parere della Commissione federale per la tutela della concorrenza leale in merito a questo malvenuto tentativo di monopolizzare la vendita dei biglietti di volo, a danno del consumatore e di un’importante categoria economica com’è quella rappresentata dalle agenzie di viaggio.

 

 

Michela Ris, candidata al Consiglio Nazionale

Fuori dal vicolo cieco, dentro a un tombino

Anche chi ha votato NO all’iniziativa UDC contro l’immigrazione di massa dovrebbe respingere l’iniziativa “Fuori dal vicolo cieco” (che vuole appunto ribaltare il SI del 9 febbraio 2014). Per tanti motivi. Prima di tutto perché la Svizzera non si trova in alcun vicolo cieco. I problemi che stiamo avendo adesso sono dovuti al franco forte e non all’incertezza del diritto, nell’attesa che il “9 febbraio” sia applicato. Possiamo anche stare qui a raccontarci le favole, ma la realtà è che finché l’iniziativa non sarà applicata, non potremo sapere se i contingenti sono un bene o un male. Non vale fare paragoni con il passato. Il mondo cambia. Noi dobbiamo capire se i contingenti sono un bene o un male in questo momento storico, con questa congiuntura e con questa situazione internazionale. E ancora. Immaginate di andare a rivotare su ogni decisione importante per il paese. Sulle residenze secondarie, per esempio (Sì 50,6% – NO 49,4%). Oppure – domani – sul tunnel di risanamento al San Gottardo. Magari lo accettiamo, iniziamo a scavarlo, poi torniamo al voto, blocchiamo tutto e nella seconda semi-galleria ci facciamo i Goa Party. Ma per favore. 

Quando una decisione è presa, è presa. 

E ancora. Ci hanno raccontato questa favola: “Il popolo ha detto sì all’iniziativa contro l’immigrazione di massa, perché non sapeva di mettere in pericolo i bilaterali”. Bene, furbetti. Ora il “popolino scemo” lo ha capito. E se respingerà anche l’iniziativa “Fuori dal vicolo cieco” sarà la morte dei bilaterali. E infine. Il consiglio federale ha appena dato al segretario di Stato Jacques de Watteville il compito di negoziare con l’Unione europea un “super-pacchetto” di accordi: libera circolazione, accordo quadro istituzionale (i famigerati “giudici stranieri”), mercato elettrico, formazione e ricerca, eccetera; sono tutti accordi importanti e sono tutti legati tra loro. Ma secondo voi a Bruxelles saranno più invogliati a negoziare ora che sanno che tanto sul 9 febbraio rivoteremo? È vero, quelli di “Fuori dal vicolo cieco” ci porteranno fuori dal vicolo cieco. Peccato che cadremo in un tombino. E non sto qui a ricordarvi cosa c’è nei tombini.